Non c’è pace per la Repubblica Centrafricana

by ACA / mercoledì, 02 maggio 2018 / Published in News

NOI RESTIAMO (O CI PROVIAMO) NON PER ALZARE MURI MA PER COSTRUIRE PONTI

A quasi 3 anni dall’apertura del giubileo a Bangui, con la storica visita di Papa Francesco, la situazione politica e sociale in RCA si trova tutt’ora in bilico.

È del 1 Maggio la notizia dell’attacco da parte di milizie mussulmane alla chiesa di Fatima, a poche centinaia di metri dal centro la “Joie de Vivre” e che i nostri volontari frequentano abitualmente. In questo attacco, che replica quello del 2014, hanno trovato la morte almeno 16 persone.

Il 9 e il 10 Aprile, due azioni di disarmo delle milizie di autodifesa di PK 5 (l’enclave mussulmana di Bangui) da parte delle milizie FACA (esercito della RCA) e delle truppe dell’ONU si sono concluse in un nulla di fatto, o quasi.

FACCIAMO UN PASSO INDIETRO…

L’elezione del presidente Toudera ad inizio 2016 era stata salutata con favore dalla comunità internazionale: ricordiamo anche l’incontro con il nostro Presidente alla convegno “Sete di Pace” del Settembre di quell’anno ad Assisi

Purtroppo, al di fuori della capitale Bangui il governo centrale ha da subito mostrato difficoltà a garantire la sicurezza e il disarmo, ed a poco è servita la presenza della missione dell’ONU “Minusca”. Ad oggi le forze ex Seleka (mussulmane) governano vaste aree di territorio al nord e nell’ultimo mese sono state fatte confluire, indisturbate, da Ciad e Sud Sudan altre milizie a Kaga Bandoro (dove anche la nostra Associazione ha operato negli anni passati).

Ed ora? La Francia sembrerebbe aver scaricato Touderà, che ha trovato una sponda nella Russia, presente da inizio anno con 200 militari addestratori e con la fornitura di armi pesanti all’esercito regolare… insomma la RCA come una piccola Siria, una scacchiera dove le pedine da sacrificare sono le popolazioni inermi, sia cristiane che mussulmane.

LA NOSTRA POSIZIONE

Le ambasciate di Francia e USA invitano i loro cittadini a lasciare la RCA, molte ONG richiamano i loro cooperanti, l’ambasciata italiana a Youndè ci segnala che siamo troppo vicini al PK 5, e che è il caso di “spostare le nostre attività” (sic!).

Ma noi non siamo una ONG, siamo un’associazione di volontariato, un organismo della società civile. Abbiamo pochissimi cooperanti da “far rientrare” e molti volontari che negli anni, anche quelli più difficili, insieme alle suore della congregazione di Rouen, hanno tenuto accesa quella fiammella di speranza che è il Centro la “Joie de Vivre”. Un centro di oltre 20.000 mq che “non si può spostare”, costruito col sacrifico di volontari italiani e operatori centrafricani (cristiani e mussulmani), Un Centro che negli anni ha rappresentato un ponte di speranza per migliaia di bambini che lo hanno frequentato e che tuttora ripongono in esso le aspettative concrete per il loro futuro. Soprattutto in periodi di incertezza come queste ultime settimane noi Amici per il Centrafrica siamo al loro fianco in questo difficile cammino.

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